IL LAVORO NELLA SALA DI SMELATURA (1)

 

In questo capitolo parlerò dei lavori che l’apicoltore svolge al chiuso. In effetti il titolo, così come è stato concepito nella stesura schematica iniziale, non  rappresenta esattamente quel che sto per andare a descrivere, in quanto per sala di smelatura si intende solo una parte del laboratorio che serve all’apicoltore per svuotare i melari  dal miele che è stato raccolto. Sarebbe stato meglio chiamare questo capitolo “I lavori da svolgere nel laboratorio apistico”. In ogni caso, spero di aver chiarito questa sorta di piccolo equivoco provocato dalla fretta del dovere fare una stesura, la più rapida possibile, di questo breve trattato in un periodo, quello tra aprile e giugno nel quale di solito un apicoltore che deve lavorare con un centinaio di colonie non ha neppure il tempo per respirare.

Per avere una visione organica assimilabile a quella dei lavori all’aperto ho pensato di descrivere i lavori da svolgere al chiuso allo stesso modo in cui ho parlato di quelli a contatto con le api, e cioè elencandoli mese per mese. Mi sembra di rendere di più l’idea, specie se si fa un raffronto tra questo capitolo e quello sui lavori in apiario che ho descritto allo stesso modo.

Fatta questa breve premessa, non ci resta che analizzare, mese dopo mese, quel che c’è da fare al chiuso.

 

                                                       GENNAIO

In questo mese, come nei due precedenti e nei due successivi, i lavori da fare in laboratorio riguardano fondamentalmente la manutenzione del materiale apistico e l’invasettamento del miele che ancora giace invenduto nei maturatori.

Nel periodo invernale i lavori che riguardano la manutenzione del materiale apistico sono: la preparazione dei telaini da nido e da melario, la costruzione di nuove arnie per coloro che dispongono di un’adeguata attrezzatura o l’assemblamento di arnie e melari comperati in kit, la fusione della cera dei telai vecchi per una sua eventuale commercializzazione, la raschiatura del propoli dai melari o dalle arnie incrostate.

PREPARAZIONE DEI TELAINI

I telaini che vengono preparati in inverno serviranno, a partire da marzo fino a luglio, per la creazione di nuovi sciami artificiali o per la sostituzione dei telai vecchi o malcostruiti che verranno fusi o scartati. Coloro che sono attrezzati con un minimo di utensili da falegnameria potranno costruirsi i telai con dei listelli di legno di abete stagionati tagliandoli ed inchiodandoli con una pistola spara chiodi o graffette o con l’aiuto di viti autofilettanti da legno. Chi non ha molto tempo a disposizione potrà comperarli già costruiti e bucati. In questo caso non resterà che infilarli con del filo di ferro che si acquista in rocchetti con uno svolgifilo per poi zigrinarli ed applicare il foglio cereo. La zigrinatura rende il filo ondulato in modo che il filo stesso resti tirato dando un supporto solido al foglio cereo che vi verrà inglobato successivamente.

Questa operazione si esegue con un attrezzo particolare che si chiama zigrinatore e che consiste di un manico a pinza di plastica con due rotelle dentate che avvicinate a schiacciare il filo ruotano l’una nell’altra dando al filo la forma ondulata di cui parlavo prima. Una volta infilato e zigrinato il filo del telaio non resta che inglobare il foglio cereo nel filo. Per questa operazione si deve far uso di un trasformatore detto anche inserifilo dotato di due elettrodi che applicati per pochi secondi al filo del telaio dopo aver posizionato il foglio cereo orizzontale sulla trama dei fili li fa diventare incandescenti per far si che la cera fonda ed inglobi i fili nel foglio.

A questo punto il telaino, che sia da nido o da melario è pronto per essere usato nel pieno della stagione primaverile ed estiva. Non resta che riporlo con gli altri in posizione verticale in un luogo in cui nessun animale possa avere accesso anche e soprattutto per via della loro fragilità. Qualche anno fa una mia gatta è riuscita ad intrufolarsi attraverso una porta lasciata aperta pochi minuti nel locale dove conservavo i telaini pronti col loro foglio cereo nuovo e me ne ha disintegrati una ventina. Non vi racconto il mio, chiamiamolo disappunto per usare un eufemismo riduttivo.

COSTRUZIONE DELLE ARNIE

Sarebbe un po’ lungo il dover trattare questa materia dovendo fornire misure per ogni tipo di arnia che si intende costruire, Dadant-Blatt a cubo o con portico da nomadismo o arnie per apicoltura stanziale con tetto spiovente o piano, etc.

Mi limiterò a dire che le arnie o i melari che ho costruito in questi anni non sono molte anche se mi son venuti abbastanza bene. Trovo più comodo assemblarli a partire dal materiale fornito in kit perchè ha un costo che, tenuto conto della mia manodopera, lo considero più conveniente, anche perchè uno dei problemi che ho riscontrato nella costruzione delle arnie è rappresento dalla difficoltà di reperire del legname ben stagionato ad un costo contenuto. E, se il legno non è ben stagionato le arnie ed i melari finiranno per aprirsi o deformarsi rendendo il lavoro che abbiamo svolto un’inutile perdita di tempo. L’assemblamento delle casette in kit invece mi è sembrata l’operazione più conveniente perchè veloce da eseguire e perciò poco dispendiosa. Non bisogna dimenticare che arnie e melari una volta costruiti andranno verniciati solo con colori all’acqua e non sintetici e comunque solo esternamente.

LA FUSIONE DELLA CERA

Questa operazione può essere svolta sia d’inverno che d’estate in due modi diversi.

I telai che ormai sono invecchiati o malformati o danneggiati da topi o farfalle della cera e debbono essere sostituiti si possono fondere per recuperarne la cera ed i telai stessi e l’operazione se si svolge in estate può essere fatta con l’impiego di sceratrici solari che si trovano in commercio o che ciascuno di noi si può costruire senza troppa fatica e senza troppa spesa. Queste sceratrici solari, come dice il loro nome, vengono impiegate nella stagione calda perchè solo in questa si possono avere le temperature elevate che consentono alla cera dei telai vecchi di fondere. Sono essenzialmente delle ‘scatole’ metalliche, generalmente di acciaio inox rettangolari con un coperchio di vetro di dimensioni variabili, grandi più o meno come un tavolo per 4 persone poste su di un piedestallo girevole che consente di mantenerle in posizione esposta al sole estivo per far si che al loro interno la temperatura salga il più possibile ottenendo la fusione della cera. A questo scopo i telai vengono posti su di una griglia attraverso la quale la cera fusa percola andando a raccogliersi nel contenitore di acciaio nel quale, durante la notte, la cera solidificherà a formare dei lingotti che al mattino verranno rimossi prima che faccia di nuovo caldo col sorgere del sole.

E’ ovvio che in inverno non si potrà usare lo stesso tipo di attrezzatura per ottenere lo scioglimento della cera, per cui si potrà ricorrere a delle sceratrici a vapore che sono dei bidoni sempre di acciaio inox con al loro interno una camicia sempre dello stesso metallo completamente grigliata entro la quale vengono posti i telai in numero alto o basso a seconda delle dimensioni della sceratrice. Il barile ha un tubo nella parte inferiore dalla quale defluisce la cera liquida ed un altro un po’ più in alto che fa da camino per il vapore dell’acqua che viene immessa nell’intercapedine tra le pareti del barile e la camicia interna. Sotto il barile si accende il fuoco col gas di una bombola e dopo una ventina di minuti, dal piatto posto sotto alla camicia interna del barile, inizia a defluire la cera dei favi che fonde finendo, attraverso il tubetto sul fondo, nel secchio che abbiamo posto per raccogliere la cera che si solidificherà in seguito. Quando la cera smette di scendere non resta che spegnere il fuoco e liberare i telai dalle esuvie rimaste sui fili per poterli riutilizzare con dei nuovi fogli cerei.

RASCHIATURA DEL PROPOLI

Questa operazione serve, oltre che per raccogliere il propoli per la sua commercializzazione, anche per liberare le arnie ed i melari dalle incrostazioni che di questo materiale si vengono ad accumulare nei mesi e negli anni e che impediscono spesso di ottenere una chiusura perfetta delle arnie o una posizione corretta dei telai sia nel nido che nei melari. Io per raccogliere il propoli da tutti i melari mi metto su di un tavolo con la tovaglia di plastica e raschio i bordi e tutte quelle parti che sono incrostate di propoli con la leva che uso in apiario o con una spatola o un coltello. Tolgo prima tutti i telai e poi faccio passare con la leva tutte le incrostazioni, prima di propoli e poi quelle di cera. Raccolgo in un secchio quelle di cera e nei vasetti da un chilo del miele quelle di propoli. E’ un lavoro palloso, ma io mi metto lì con la radio e la stufetta accese e lo faccio, almeno ogni due anni. Così poi ho tutti i miei melari ed apiscampi belli puliti. Il propoli raschiato mi serve per fare la tintura alcolica che preparo in questo modo: metto mezzo chilo di propoli grezza in un litro di alcool in un vaso che poi ripongo in un posto buio e fresco. La lascio lì per almeno un mese, ma anche di più, agitandola ogni qualche giorno. Passato il tempo necessario, dal mese ai due mesi, la filtro con un foglio di carta da cucina assorbente messo in un imbuto e la lascio nella bottiglia che conteneva l’alcool fino a quando non devo riempire i contagocce da 15cc. con una siringa.

INVASETTAMENTO DEL MIELE

L’invasettamento del miele è una operazione che si fa praticamente tutto l’anno, perchè, ovviamente ognuno di noi il miele se lo invasetta quando gli fa comodo.

Diciamo che nel periodo invernale questa operazione si ha più tempo per eseguirla perchè i lavori all’aperto con le api sono praticamente inesistenti.

I modi per invasettare il miele sono essenzialmente due, quello manuale e quello più o meno automatizzato a seconda delle esigenze produttive. E’ chiaro che se uno possiede una dozzina di colonie non ritiene conveniente fare investimenti su macchinari costosi che poi troverà difficoltoso ammortizzare. Preferisce invasettarselo a mano facendolo scendere dal maturatore nel quale è contenuto mettendo sotto il vasetto. Esistono poi diversi tipi di invasettatrici adatte alle esigenze di aziende di un certo livello produttivo. Dalle invasettatrici pneumatiche semplici che dosano il miele dopo che sono state tarate per un determinato peso e che richiedono la rimozione manuale del vasetto pieno da parte di un operatore che lo chiude con la capsula ad altri tipi di invasettatrici industriali che fanno un lavoro a catena nel quale il vasetto viene riempito, richiuso ed etichettato e sono in grado di preparare anche migliaia di vasetti all’ora.

La scelta delle macchine da usare, come dicevo prima deve essere fatta valutando attentamente le esigenze produttive di ogni azienda.

Una volta invasettato il miele nei vasetti di vetro o di plastica, va conservato in un luogo fresco ed asciutto e, possibilmente, al buio o comunque non esposto alla luce diretta del sole.

Chi vende il miele invasettato ha l’obbligo di apporre etichette che riportino:

1)     La denominazione del tipo di miele contenuto (miele di acacia, miele di castagno, miele millefiori, etc.)

2)     Il nome del produttore ed il luogo di produzione.

3)     La data di produzione e quella di scadenza (che in genere è due anni dopo)

4)     Il peso in grammi o chili.

5)     La dicitura “Non disperdere il vuoto nell’ambiente”.

6)     Inoltre si deve apporre il sigillo di garanzia sul coperchio.

La sala di smelatura come tutte le altre del laboratorio devono avere determinate caratteristiche per potere ottenere dalla A.S.L. competente l’autorizzazione temporanea o definitiva. Quelle più importanti sono le seguenti:

1)     Avere superfici lavabili sia sul pavimento che sulle pareti fino ad almeno due metri di altezza.

2)     I locali devono essere luminosi e spaziosi.

3)     Il locale della smelatura dev’essere separato da quello dei maturatori e confezionamento.

4)     E’ consigliabile che ogni stanza abbia uno scarico al centro dal quale sia impedito l’accesso anche del più piccolo animale.

5)     Deve esserci un bagno adiacente ai locali ed un antibagno che funzioni da spogliatoio ed entrambe devono avere una finestra per il ricambio dell’aria.

6)     Ci deve essere un lavello con acqua calda che funzioni a pedale.

7)     E’ consigliabile anche che i locali abbiano delle zanzariere per evitare a mosche ed altri insetti di entrare.

Altre attrezzature presenti nel laboratorio apistico sono le pompe pneumatiche per spostare il miele da un maturatore all’altro o i fondimiele ad aria calda o bagnomaria che sono dei contenitori nei quali si infilano i secchi contenenti miele cristallizzato per poterlo riportare allo stato liquido ed invasettarlo. Questi fondimiele sono dei parallelepipedi a forma di armadietto che possono contenere da due a più secchi chiusi e che vengono tarati per raggiungere determinate temperature, in genere dai 30 ai 60 gradi per una giornata, sufficiente a far si che il miele ritorni liquido per poi ricristallizzare una volta invasettato.

 

                                            FEBBRAIO E  MARZO

Non c’è molto da dire di diverso dal mese precedente. Siamo sempre nei mesi invernali, quelli da dedicare alla manutenzione dei materiali apistici ed alla commercializzazione dei prodotti dell’alveare. Nel mese di marzo bisognerà essere sicuri di aver preparato abbastanza telaini da nido e da melario per far fronte alla richiesta di spazio da parte delle api.

 

                                                         APRILE

In questo mese il lavoro nel laboratorio entra nel vivo, soprattutto se a metà del mese le famiglie sono state abbastanza forti da fare un buon raccolto di miele di tarassaco o di melate primaverili.

Il lavoro, nel modo in cui opero io, si svolge così. Dopo un paio di giorni da che ho messo gli apiscampi vado ad aprire il coprifavo e vedo se le api sono tornate di sotto ed hanno liberato il melario da portare in mieleria. Se sono uscite lo metto sulla carriola o in auto e poi, assieme agli altri raccolti vado davanti al laboratorio e, prima di entrare, metto uno ad uno i melari verticali e ne soffio via le poche api rimaste con un soffiatore, per evitare di portare api in laboratorio, dopo di che i melari sono pronti ad essere impignati sfalsati nella sala di smielatura dove c’è sempre acceso un deumidificatore, per evitare che il miele assorba umidità esterna.

Se nel melario che stiamo togliendo da sopra al nido ci sono ancora api e soprattutto fuchi è facile che ci sia della covata che va salvata, soprattutto se si tratta di covata femminile. Per cui io di solito metto da parte il melario e sposto i telaini con la covata nel melario vuoto che sta sopra al nido e sotto a quello che abbiamo tolto per smielare. Per fare in modo che le api operaie che stanno nelle celle nascano.

Il modo migliore per essere sicuri che il miele abbia il giusto grado di maturazione è quello di togliere i melari quando si vede che hanno almeno 7 su 8 o 9 telaini opercolati. Le api iniziano sempre a riempire i telai centrali e finiscono con quelli laterali e può darsi che questi ultimi due non siano del tutto opercolati; se però gli altri 7 sono chiusi dalla cera è facile che il grado di umidità sia quello giusto e cioè non superiore al 18-18,5%. La cosa migliore da fare, prima di iniziare ad estrarre il miele dai favi, sarebbe di misurare l’umidità del miele con uno strumento graduato che si chiama refrattometro. Nel caso che l’umidità si rivelasse troppo elevata si devono mettere i melari non ancora opercolati nella camera calda che è un locale piccolo nel quale stanno accesi una stufetta elettrica ed un deumidificatore per alcuni giorni, dopo di che si rimisura l’umidità per vedere se è scesa sotto al 18%.

Se non si fa in questo modo si rischia di veder andare a male il miele a causa della fermentazione che avviene con maggiore frequenza nei mieli che hanno un alto contenuto di lieviti, come il castagno o l’erba medica o il tarassaco.

La camera calda è utile anche nel caso in cui il miele da estrarre sia troppo asciutto o tenda a cristallizzare. In questo caso va usata senza il deumidificatore e per tempo più breve per fare in modo che il miele, essendo più fluido esca più rapidamente dai favi durante la centrifugazione.

Una volta assicuratici che il miele abbia il giusto grado di umidità non ci resta che procedere alla sua estrazione dai favi dei melari. Io mi sono organizzato in questo modo: vicino allo smielatore centrifugo ho messo il banco per disopercolare e, accanto a questo, un tavolo di plastica. Uno alla volta prendo i melari e li metto sul tavolo. Preso il primo ed appoggiato sul tavolo ne tolgo uno ad uno i telai per disopercolarli. Questa operazione richiede l’utilizzo di un coltello o di una forchetta particolari. Il coltello può essere freddo o caldo. Nel caso che sia caldo, come quello che suo io, per scaldarsi ha bisogno di una resistenza collegata alla presa di corrente.

Il coltello non elettrico lo sconsiglierei in quanto lo sforzo di tagliare via gli opercoli può rovinare i favi di cera, mentre con il coltello elettrificato caldo non si rischia di rompere le celle ed il taglio risulta netto e l’operazione ben eseguita. L’altro strumento usato per disopercolare è la forchetta col manico di plastica che serve a rimuovere gli opercoli facendo leva da sotto. Io uso anche questa, infatti il suo uso si rende necessario quando si hanno melari da 9 telai o quando la stagione del raccolto sta per volgere al termine e comunque in tutti quei casi in cui le api opercolano i favi del miele stando al di sotto dello spessore del legno dei telai. Infatti in questo caso non si può disopercolare con il coltello perchè non si può far scorrere la lama sulla cornice del telaio, per cui l’uso della forchetta diventa obbligatorio.

L’ideale sarebbe avere solo melari con 8 telai, in questo modo le api allargano di più lo spessore dei favi ed in questo modo risulta più agevole l’operazione di disopercolatura. L’opercolo di cera rimosso cade dal leggio che sostiene il telaio nel fondo del banco per disopercolare che è una vasca di acciaio inox che raccoglie il miele degli opercoli e lo fa defluire verso un foro di uscita posto sul fondo attraverso una griglia che raccoglie la cera di opercolo che poi è quella più pregiata.

Una volta rimosso l’opercolo il telaio viene messo verticale all’interno della centrifuga dello smielatore, avendo cura di mettere i telai più pesanti vicino ai raggi della centrifuga e quelli più leggeri al centro dei vari settori. Si deve cercare di bilanciare il peso dei telai facendo in modo che i settori della centrifuga abbiano a sopportare più o meno lo stesso peso. Questo per evitare che la centrifuga giri in modo sballato, facendo andare lo smielatore in giro per la sala di smielatura. Sistemati tutti i telai a riempire la macchina, si inizia a far girare, dapprima lentamente poi sempre più velocemente la centrifuga, tenendo aperto lo scarico della macchina con sotto il secchio che raccoglie il miele. Quando il secchio è pieno si toglie e si sostituisce con uno vuoto e si va a vuotare il pieno nel maturatore sul quale abbiamo già posto un filtro di nylon a calza che serve a raccogliere le impurità che il miele può contenere, come pezzi di cera o di api. Una cosa che faccio io è sempre quella di controllare che nello smielatore non finiscano api, nè morte nè tantomeno vive. Metto nello smielatore solo telai che non abbiano nemmeno covata. Tutto questo per evitare che nel miele finisca qualcosa che non sia miele o cera.

Questo è, in linea di massima, quello che succede nella sala di smielatura.

Non mi sono dilungato troppo sulla descrizione dei vari tipi di smielatori perchè non mi pare che questa sia la giusta sede. In ogni caso si può dire che l’estrazione del miele avviene con questo tipo di macchine che utilizzano la forza centrifuga per far uscire il miele dai favi ‘scaraventandolo’ contro le pareti cilindriche della macchina dal quale poi cola verso il foro di uscita che sta in basso. Queste macchine possono essere manuali a manovella, nel caso che si tratti di smielare pochi melari o con motore elettrico di grande o piccola capacità a seconda delle esigenze di quel particolare tipo di apicoltura professionale, che si tratti di aziende piccole o grandi.

 

                             IL LAVORO NELLA SALA DI SMELATURA (2) 

 

                                   MAGGIO, GIUGNO, LUGLIO E AGOSTO

 

Questi mesi non sono molto diversi dal precedente per quel che riguarda i lavori in laboratorio. Siamo in pieno raccolto e la smielatura dell’acacia viene fatta in pianura dalla metà del mese di maggio in poi, mentre in collina inizia verso la fine del mese.

La procedura è la medesima per tutti i tipi di miele, anche per il castagno, melata, erba medica o millefiori.

La cosa migliore da fare per ogni tipo di miele è quella di togliere i melari alle api solo una volta che li hanno opercolati almeno per l’80%, in modo di essere abbastanza sicuri che abbiano un grado di umidità che non sia al di sopra del 18-18,5%, altrimenti andiamo incontro ai già citati fenomeni di fermentazione che ci costringono a buttar via il frutto del nostro lavoro.

Una volta disopercolati i telai da melario vengono posti all’interno dello smielatore cercando di mettere i più leggeri al centro dei settori in cui il cerchio rotante è diviso e ponendo i più pesanti vicino ai raggi del cerchio, in modo di avere più o meno lo stesso peso distribuito in modo uniforme per far girare la centrifuga in modo corretto senza sballamenti che facciano muovere lo smielatore in giro per la sala.

All’inizio la macchina andrà fatta girare lentamente perchè i telai sono ancora pesanti e pieni di miele e rischierebbero di rompersi. Poi sempre più rapidamente man mano che si alleggeriscono. Di solito lo smielatore ha ambedue i sensi di rotazione, per cui, dopo averlo fatto girare in un senso, quando il flusso del miele inizia a diminuire se non addirittura a colarne poco, si ferma la macchina e la si fa girare nell’altro senso per far uscire bene tutto il miele facendo girare la macchina al massimo della sua velocità. Durante questa operazione che dura un tempo variabile a seconda che nei telai ci sia poco o tanto miele e che sia molto umido o molto asciutto, si provvederà a preparare i telai successivi disopercolati appoggiandoli al banco d’acciaio che raccoglie il miele di colatura dalla cera d’opercolo e dai telai. Fermata la macchina si tolgono i telai vuoti e si rimettono nei melari, e, al loro posto, si mettono quelli pieni disopercolati per iniziare nuovamente a far girare lo smielatore.

Il miele del secchio sotto lo smielatore verrà vuotato nel maturatore passando attraverso il filtro a calza di nylon. Una volta messo nel maturatore il miele dovrà rimanerci dentro per un certo periodo di tempo prima di essere invasettato. Questo periodo varia a seconda del tipo di miele, dal suo grado di umidità, dalla temperatura della stanza in cui sono i maturatori, etc. Questo perchè il miele per avere delle caratteristiche organolettiche ottimali deve apparire limpido e privo di qualunque tipo di corpo estraneo, mi riferisco soprattutto a minuscoli frammenti di cera o persino di bolle d’aria. La densità del miele aumenta in proporzione alla diminuzione del quantitativo d’acqua che contiene. I mieli più asciutti sono i più densi. Siccome quando si vuotano i secchi nel maturatore si provoca un certo rimescolamento del miele già contenuto, si fa aumentare le bolle d’aria nella massa del miele, e, queste bollicine poi verranno a galla formando una specie di cappello di schiuma bianca sulla superficie del miele. Perchè tutte le bolle d’aria contenute nel miele vengano a galla si deve aspettare almeno una quindicina di giorni se non di più. Mieli che vengono conservati in luoghi freschi ed abbiano il 15-16% di umidità possono richiedere diverse settimane prima di diventare limpidi. Per cui, ogni tanto, si prende un campione in un vasetto per controllarne l’aspetto e vedere se è il caso di invasettarlo. E’ ovvio che aumentando la temperatura dei locali in cui stanno i maturatori il miele diventa più fluido e ci mette meno tempo a diventare limpido.

Quando il miele è diventato completamente limpido si può invasettare in vasi di vetro o di plastica. Io preferisco quelli di vetro che considero la materia inerte per eccellenza, quella che sicuramente non rilascia nulla nel prodotto e lo conserva a lungo senza alcun pericolo di inquinamento. Ricordiamoci sempre che stiamo avendo a che fare con un prodotto alimentare e che non possiamo permetterci di mettere in alcun modo a repentaglio la salute di chi si fida a comprarlo da noi, non abbiamo il diritto di fornire un prodotto che non sia il più perfetto possibile ai nostri clienti, bambini, adulti o anziani che siano. Questo discorso vale anche e soprattutto per quel che riguarda la pulizia nei locali in cui tutti i prodotti alimentari vengono sottoposti ad un qualunque tipo di lavorazione. A questo scopo, ogni apicoltore dovrebbe partecipare ai corsi di formazione H.A.C.C.P. per la corretta prassi igienica per la produzione di miele ai sensi del D.Lgs. 155/97 che vengono organizzati dalle associazioni di categoria e che servono agli apicoltori per sapere come si debbono comportare dal punto di vista igienico quando lavorano con il miele. Quali sono i materiali che si possono usare, come dev’essere fatto un laboratorio, come si debbono tener puliti i locali della lavorazione, etc.

Il miele dopo essere stato invasettato andrà riposto sugli scaffali in un luogo fresco ed asciutto fino al momento della etichettatura per la vendita. In questo periodo di attesa certi mieli andranno incontro al fenomeno della cristallizzazione, tenderanno cioè a solidificare tanto più rapidamente quanto più è alto il loro contenuto di saccarosio e quanto più la temperatura del locale sarà compresa tra i 10° e i 18°C. Infatti è proprio a queste temperature che il miele cristallizza rapidamente, mentre a temperature più alte o basse impiega più tempo. Anche il contenuto d’acqua del miele influisce sulla cristallizzazione rendendola più o meno omogenea e rapida.

 

                  SETTEMBRE, OTTOBRE, NOVEMBRE E DICEMBRE

 

Da settembre in poi i lavori in laboratorio sono più che altro l’invasettamento del miele stoccato nei maturatori, le solite pulizie, la manutenzione delle macchine impiegate e lo stoccaggio dei melari fatti ripulire dalle api che dovranno essere conservati in un locale in cui non possono entrare le tarme della cera in modo da conservarli integri fino alla primavera successiva. Il modo migliore per essere sicuri che si conservino bene è quello di eliminare da ogni melario i telai che hanno contenuto covata perchè sono i primi ad essere presi di mira dalla tarma della cera.

Anzi l’ideale sarebbe usare delle griglie escludi regina per evitare che le regine vadano nel melario a deporre le uova.

Tutti gli attrezzi usati per la smielatura dovranno lavati ed asciugati ed essere riposti ordinatamente in luoghi chiusi fino alla primavera dell’anno prossimo.

Nei mesi di novembre e dicembre vale lo stesso discorso che per i mesi di gennaio e febbraio, manutenzione dei materiali e preparazione in vista della produzione primaverile.

 Mi pare di aver parlato di tutto quel che c’è da fare nella produzione del miele. Siccome questa trattazione ha un carattere divulgativo non mi sono addentrato nelle tecniche di preparazione di prodotti come pappa reale o polline o candele o saponette o creme che comunque possono essere delle valide integrazioni economiche a quello che è il discorso principale che riguarda la produzione del miele.

Richiederebbe la scrittura di un libro anche la produzione di regine per la loro commercializzazione. Sono stati scritti tanti libri molto belli sull’argomento Apicoltura dei quali mi riservo di fare un elenco alla fine della trattazione assieme ad un lungo elenco di siti Internet nei quali si può trovare ogni genere di informazione da tutto il mondo.